Gianluca Ramazzotti – Elena Arvigo

Non aprire quella mail

di Sebastien Thiery, regia di Marcello Cotugno

    Una coppia conduce una vita monotona quando un giorno i due scoprono di essere ripresi da una webcam nascosta nella loro cucina. Questa inattesa situazione sarà l’occasione per ritrovare il senso profondo della loro relazione.

MARTEDÌ - MERCOLEDÌ

1 Dicembre 2026 ore 21.00
2 Dicembre 2026 ore 21.00

BIGLIETTERIA

Dal lunedì al sabato dalle ore 18 alle 20 (escluso i festivi) e nelle serate di spettacolo fino a inizio rappresentazione.

Via Pietro Giardini 257, 41124 – Modena
Tel: 059 343662
biglietteria@teatromichelangelo.com

LOCANDINA

NON APRIRE QUELLA MAIL

di Sébastien Thiéry

versione italiana di Gianluca Ramazzotti e David Conati

con Gianluca Ramazzotti, Elena Arvigo

e con Camilla Ferrara

regia Marcello Cotugno

scene Alessandro Chiti

luci Giuseppe Filipponio

costumi Giulia Iacovacci

produzione OLIVER & FRIENDS srls

In collaborazione con 58° Festival di Borgio Verezzi

SINOSSI

Un testo comico, attuale e romantico per la versione italiana dello spettacolo finalista al Premio Molière 2024 come miglior commedia dell’anno a Parigi.

Una coppia di successo, intrappolata in una vita monotona, scopre di essere ripresa da una misteriosa webcam nascosta in cucina. Questa situazione surreale, nuova e inattesa si trasformerà in un’occasione per ritrovare il senso profondo della loro relazione.

La pièce di Thiéry squarcia la vita di una coppia, in un plot sulla crisi coniugale. Di formidabile attualità, secondo Le Monde indaga con taglio brillante e toccante i confini dell’intimità e i paradossi della privacy, osservandoli con lente antropologica. Gianluca Ramazzotti ed Elena Arvigo (già Premio alle Maschere del teatro come “attrice italiana per il miglior monologo”) trascinano il pubblico nella quotidianità dei protagonisti, per una riflessione profonda su un mondo dove tutti abbiamo l’impressione di essere osservati.


NOTE DI REGIA

Non aprire quella mail ( Video club) è lo spettacolo del momento a Parigi, finalista al premio Molière come miglior commedia dell’anno. Un testo esilarante, attuale e romantico. Caterina e Gianmarco, una coppia in carriera, conducono una vita monotona. Un giorno scoprono di essere ripresi da una webcam nascosta nella loro cucina. Questa nuova e inattesa situazione sarà l’occasione per ritrovare il senso profondo della loro relazione. Ma chi ha messo la webcam? A quale scopo? Può una coppia esistere e resistere nella totale trasparenza? La condivisione assoluta è una dimensione sostenibile in un rapporto? È giusto rimanere assieme anche quando la passione è sfiorita? Cosa resta di quei primi folgoranti anni, quando la relazione è al suo culmine e ci si giura amore eterno? O è il concetto stesso di famiglia che dovremmo provare a ridefinire, proponendo un’alternativa differente al dualismo etero normativo su cui si basa la famiglia tradizionale?

Non aprire quella mail è anche una riflessione sull’amore profondo, che sfida vizi e tabù e decide, non senza sofferenze, di mettere in gioco la cruda verità, nella convinzione che se è vero che il modello dell’amore eterno ereditato dalle generazioni precedenti si adatta sempre meno alla complessità del vivere contemporaneo, è pur vero che forse esiste un sentimento spirituale, profondo, in cui riconoscere un reale spazio di eternità all’unione di due anime che nella loro diversità, si scelgono e si specchiano. Racchiudere tutti questi elementi in un solo testo e offrire al pubblico un prodotto originale e sincero è davvero difficile; Sebastien Thiery, autore di grande efficacia e molto noto in Francia (ma non ancora in Italia) ci è riuscito con Video Club, un testo che squarcia la vita di una coppia, in un plot sulla crisi coniugale, tema che, sebbene trattato da moltissimi autori, prende qui una piega innovativa e induce a una riflessione profonda su un mondo iperconnesso dove tutti abbiamo l’impressione di essere osservati. Già Wim Wenders con il suo Crimini Invisibili e David Lynch con Strade Perdute avevano introdotto, nel lontano 1997, l’argomento, su cui sono poi tornati in tempi più recenti le serie Black Mirror e Person of Interest e i film 13 Cameras e The Voyeurs.

I ruoli dei due protagonisti sono affidati a due interpreti di grande talento e con una capacità rara di passare, all’istante, dal comico al drammatico, dal naturalismo all’astrazione: Gianluca Ramazzotti e Elena Arvigo (vincitrice nella scorsa stagione del Premio Le Maschere per il Miglior Monologo con I monologhi dell’atomica). Mentre il deus ex machina, di cui non sveleremo le sembianze, è affidato alla giovane attrice Camilla Ferrara.

La regia punta al crossover stilistico, spaziando dalla commedia al dramma familiare, dal teatro astratto al teatro da camera. L’elegante scena di Alessandro Chiti si distacca dal realismo puntando sul simbolo: un simulacro di cucina, metafora della routine domestica. Le luci fredde e inquisitorie di Giuseppe Filipponio segmenteranno lo spazio investendolo di un bianco accecante che rivela ogni cosa. Le musiche, curate da me, spazieranno dai toni melanconici e onirici del progressive italiano anni ’70 del BMS a canzoni pop anni ’80 dei Soft Cell, per finire alle note romantiche e caustiche dei Tuxedomoon e di Cult with No Name. I costumi sono firmati fa Giulia Iacovacci e, sebbene calati nel realismo della quotidianità, varieranno in nuance dai toni ora caldi ora freddi, a scandire le emozioni dei personaggi sulla scena.

Marcello Cotugno

INFO

Durata: 90 min

Intervallo: