Domenico Iannacone

CHE CI FACCIO QUI, IN SCENA

NUOVA EDIZIONE 2026-27
con musica dal vivo eseguita da Emanuele Bono

Le storie più straordinarie sono quelle che ci passano a fianco senza che ce ne accorgiamo. Spesso sono così piccole che bisogna andare a cercarle tra le tante cose che non valgono nulla.

Il racconto televisivo neorealistico di Domenico Iannacone si cala nel teatro di narrazione e trasforma le sue inchieste giornalistiche in uno spazio intimo di riflessione e denuncia. Il palcoscenico diventa luogo fisico ideale per portare alla luce quello che la televisione non può comunicare.

Le storie così riprendono forma.

DOMENICA

29 Marzo 2026 ore 21

Valgono i biglietti del 8 novembre 2025
e del 26 marzo 2026

BIGLIETTERIA

Dal lunedì al sabato dalle ore 18 alle 20 (escluso i festivi) e nelle serate di spettacolo fino a inizio rappresentazione.

Via Pietro Giardini 257, 41124 – Modena
Tel: 059 343662
biglietteria@teatromichelangelo.com

LOCANDINA

DOMENICO IANNACONE
Che ci faccio qui in scena

di e con Domenico Iannacone

musica in scena Emanuele Bono
Light design Danilo Facco
Suoni e proiezioni Paolo De Stefani
distribuzione Terry Chegia

SINOSSI

Le storie più straordinarie spesso ci sfiorano senza che ce ne accorgiamo. Piccole, fragili, nascoste tra le cose che sembrano non valere nulla. Che ci faccio qui – In scena nasce da questa ricerca dell’invisibile: dal bisogno di restituire voce e presenza a chi è rimasto ai margini.

Domenico Iannacone porta sul palco il suo racconto televisivo neorealistico, trasformandolo in uno spazio intimo dove le inchieste diventano incontro diretto, ascolto, rivelazione. Il teatro permette ciò che la televisione non sempre può fare: amplificare emozioni, restituire corpo ai ricordi, condividere lo sguardo sugli ultimi.

E mentre le storie già note tornano con un’intensità nuova, lo spettacolo continua a trasformarsi. Nuovi materiali, nuove testimonianze, nuove vite raccolte durante il lavoro sul campo entrano a far parte della narrazione teatrale , facendo di Che ci faccio qui – In scena un racconto in continua evoluzione. Un organismo vivo che segue il viaggio dell’autore e lo restituisce ogni volta in una forma diversa.

Sul palco il giornalista si spoglia dei tempi televisivi e trova un altro ritmo: più umano, più vulnerabile, più vicino alle vite incontrate. Le inchieste smettono di essere soltanto reportage e diventano incontri che si rivelano nella loro interezza, facendo emergere emozioni, silenzi, contraddizioni, domande irrisolte.

Mentre le immagini aprono squarci visivi, le parole allargano la percezione emotiva, e il teatro diventa spazio di coscienza civile: ricuce diritti negati, fragilità sommerse, verità rimaste inascoltate.

Uno spettacolo nuovo che va oltre la semplice rappresentazione, un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a riconoscere l’umanità nei luoghi inaspettati, e a lasciarsi attraversare da storie che meritano di essere ricordate.

BIO

Domenico Iannacone bio

DOMENICO IANNACONE BIOGRAFIA
Nato nel 1962 a Torella del Sannio (CB), ha iniziato la carriera sulle testate regionali. È stato inviato di punta di Ballarò e Presa Diretta (Rai3). Ha ideato e condotto il programma d’inchiesta I dieci comandamenti e dal 2019 è autore e conduttore di Che ci faccio qui, tra i programmi più seguiti di
Rai3.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui cinque Premi Ilaria Alpi, il Premio Paolo Borsellino(2015), il Premio Goffredo Parise (2017), il Civis Media Prize, il Real Screen Awards, il Peace Jam Jury Awards, il Premio Kapuściński (2021), il Premiolino (2022) e il Premio Baffo Rosso (2023).
Nel 2024 ottiene in Senato il Premio Franco Cuomo. Nel 2025 gli è stato conferito il Premio Antonio Taurelli per il miglior reportage sociale alla 14ª edizione del Tracce Cinematografiche Film Fest.
Nello stesso anno, in Senato, riceve anche il Premio nazionale di Italia Nostra “Umberto Zanotti Bianco” per il giornalismo legato alla sostenibilità ambientale.
Da qualche anno sta affiancando alla sua attività televisiva anche l’impegno in teatro come autore e interprete iscrivendo il suo nome nel filone della narrazione civile. Il suo teatro, come la sua televisione, mette al centro le persone e il riflessione collettiva e di consapevolezza condivisa.